Federico Bario - Canale Youtube

 

Dicembre 2014

COME BATTEVA IL TAMBURO

 

Come batteva il tamburo

 

Io c’ero.
E avevo un sogno nutrito di speranze e pregno di ormoni.
Dopo più di quarant’anni credo che sia giunto il momento di riferire di quegli anni: gli anni Settanta, appunto. Se ne parla molto -  sovente a sproposito: alcuni li mitizzano, altri li demonizzano…mah.
Io credo che essi siano invisibili ai più; e segreti nella loro essenza – in quella pratica quotidiana che consisteva nel vivere avendo la sensazione di poter cambiare il corso dell’esistenza camminando con i piedi a dieci centimetri dalla terra madre.
Perché le idee fossero più alte: innalzate come vessilli, mobili come drappi nel vento.
E si parlava, si parlava, si parlava – certamente troppo – ma almeno si parlava davvero.
Poi, poi qualcosa è cambiato irrevocabilmente. L’orizzonte si è fatto lontano, il mare tempestoso, il cielo cupo e violento e attraversato da un uccello assurdo e tetro.
E’ un racconto a più voci quello che vi propongo.
La voce di Pier Vittorio Tondelli, quelle di Elsa Morante e di Walter Alesi, la mia; e il verbo di Bob Dylan, quello di Lou Reed; le esortazioni degli indiani metropolitani e quelle dell’Autonomia Operaia Organizzata.
Soprattutto la testimonianza dei sentimenti e del credo di una generazione che non ha mantenuto le promesse.
Ma quale generazione l’ha fatto?
Il coraggio e la responsabilità del dire trovano corrispondenza, stimoli ed emozione nel suono evocato da Maurizio Aliffi con la sua chitarra. E’ un linguaggio che attinge al sentire comune di un tempo che ci appartiene, che si fa testo e suono. Un viaggio dentro la musica e le parole che ci uniscono e prendono corpo e ali nel volo dell’improvvisazione: una condizione esistenziale necessaria, ora, perché siamo qui per riferire, certo, ma anche per non smettere di sognare insieme: almeno un po’.
Dunque per continuare a creare.
 
Federico Bario